FREUD AVEVA RAGIONE, MA JANE AUSTEN CI HA FREGATI PRIMA.
PAROLE IN LIBERTÀSOCIETÀ & COSTUME
Ilaria Celani
FREUD AVEVA RAGIONE, MA JANE AUSTEN CI HA FREGATI PRIMA.
Ammettiamolo senza troppi giri di parole: la letteratura classica è stata la nostra più grande e sistematica truffa sentimentale, un lavaggio del cervello collettivo che ha trasformato generazioni di persone sane di mente in cercatori d'oro in una miniera di carbone tossico. Ma la verità è che Leopardi era un pessimista per ottime ragioni.
Siamo una generazione di inguaribili romantici cresciuti a pane e "grandi classici", convinti che l'amore non sia tale se non include almeno tre dei seguenti elementi: una brughiera nebbiosa, un patrimonio conteso, una tubercolosi galoppante o un malinteso risolvibile con una semplice conversazione di trenta secondi (che però non avverrà mai).
Grazie a Orgoglio e Pregiudizio, abbiamo passato anni a credere che l'uomo che ci risponde a monosillabi a una festa sia segretamente innamorato di noi e stia solo lottando contro i propri pregiudizi sociali.
Il risultato? Passiamo ore ad analizzare un "Ok" su WhatsApp come se fosse una lettera di dieci pagine scritta con la piuma d'oca. "Vedi? È laconico, proprio come Darcy a Meryton! Sta chiaramente reprimendo un'ardente ammirazione." Spoiler: no, probabilmente stava solo guidando.
Prendiamo Romeo e Giulietta. La storia d'amore definitiva? Due adolescenti che si conoscono da tre giorni e decidono che il suicidio di massa sia più ragionevole di una seduta di terapia familiare. Eppure, eccoci qui, a sospirare davanti al balcone di Verona, quando la vera domanda dovrebbe essere: “Giulietta, tesoro, avevi quattordici anni, non potevi semplicemente prendere un gatto?”
Abbiamo ereditato l'idea che l'intensità di un sentimento sia direttamente proporzionale alla sua durata...o alla sua tragicità. Se non c'è un ostacolo insormontabile ci annoiamo. Se lui ci scrive "Cosa facciamo stasera?", noi vorremmo rispondere: "Sfidiamo il destino e moriamo per un bacio", ma poi ci ricordiamo che abbiamo la palestra alle 19:00.
Dante ci ha rovinati con la storia di Paolo e Francesca. Ci ha convinti che l'amore vero sia quello che ti danna l'anima, che ti fa fluttuare nel vento eterno e che, soprattutto, nasce leggendo un libro insieme.
La letteratura russa, poi, ha alzato l'asticella del disagio. Da Tolstoj abbiamo imparato che se non sei pronta a buttarti sotto un treno per passione, forse stai solo vivendo un'amicizia affettuosa. Abbiamo iniziato a scambiare l'ansia da prestazione emotiva per "intensità tragica". Ci siamo dimenticati che l'amore dovrebbe essere un porto sicuro, non una tempesta a largo di Capo Horn senza giubbotto di salvataggio.
La verità è che la letteratura ci ha dato una Ferrari emotiva per correre in un parcheggio di un supermercato. Abbiamo pretese altissime perché abbiamo letto di uomini che scalavano l'Inferno per un'occhiata, e ora ci ritroviamo a negoziare per un messaggio di buongiorno che non contenga errori di ortografia. I classici ci hanno regalato un vocabolario per i sentimenti che la frenesia moderna cerca di atrofiizzare.
Essere un'inguaribile romantica oggi significa fare un atto di resistenza. Significa scegliere di vedere il mondo con la lente d'ingrandimento della meraviglia, anche se sappiamo benissimo che Heathcliff era un sociopatico e che Emma Bovary avrebbe avuto bisogno di un bravo consulente. Abbiamo passato l'adolescenza a sognare un uomo che ci guardasse con lo struggimento di Werther, dimenticando che Werther finisce col farsi saltare le cervella perché non sapeva gestire un "no".
La letteratura classica non ci ha "rovinati": ci ha dato il permesso di sentire troppo. Ci ha insegnato che un bacio può fermare il tempo e che una parola sussurrata può cambiare il corso di una vita. Certo, magari non troveremo mai un uomo che ci regala una biblioteca intera come la Bestia, ma continueremo a cercarne uno che capisca perché, quando finiamo un libro bellissimo, restiamo per dieci minuti a fissare il vuoto con gli occhi lucidi.
E allora, visto che il danno è fatto e la nostra percezione è irrimediabilmente compromessa, non ci resta che accettare la nostra condanna con un pizzico di cattiveria. Continueremo a cercare il grande amore letterario tra le macerie del dating moderno, consapevoli che la nostra vita non diventerà mai un romanzo di Jane Austen, ma con la magra, amarissima consolazione che, se non altro, noi sappiamo usare il congiuntivo mentre ci facciamo spezzare il cuore.