Già che ci sei

Storia di una mente che voleva solo un caffè e ha finito per salvare il mondo

SOCIETÀ & COSTUMEATTUALITÀPAROLE IN LIBERTÀ

Ilaria Celani

2/10/20262 min read

LA DITTATURA DEL "GIÀ CHE CI SEI": STORIA DI UNA MENTE CHE VOLEVA SOLO UN CAFFÈ E HA FINITO PER CERCARE DI SALVARE IL MONDO.

Avete presente quel momento magico in cui vi svegliate e pensate: "Oggi farò solo il minimo indispensabile"?
Ecco, se siete affetti dalla Sindrome della Performance Coatta, quel pensiero dura circa tre secondi. Poi interviene la voce nella vostra testa, quella con la pettorina da ausiliario del traffico e il fischietto, che vi ricorda che se non ottimizzate anche il tempo passato a lavarvi i denti, state praticamente fallendo nella vita.

Viviamo in un'epoca bizzarra dove non basta più "fare le cose". Bisogna performare.
Non vai a correre: devi preparare una maratona monitorando il battito cardiaco via satellite.
Non leggi un libro: devi finire una lista di "100 classici imperdibili" entro l'anno.
Non fai il pane in casa: devi gestire un lievito madre con la stessa dedizione che si riserva a un figlio neonato, studiando l'idratazione al microscopio.
Il risultato? La nostra coscienza è diventata un esigente critico gastronomico che ci dà voti bassissimi se osiamo passare un sabato pomeriggio a fissare il soffitto.

Per chi ha un cervello che "pensa troppo", la performance non è solo esterna, è interna. È un'analisi costante di costi-opportunità. Mentre guardi una serie TV, una parte di te calcola quanti vocaboli di una nuova lingua avresti potuto imparare in quei 40 minuti.

"Il burnout non arriva perché facciamo troppo, ma perché cerchiamo di essere 'troppo' in ogni singolo campo contemporaneamente."

È come avere 150 schede aperte nel browser della mente: una riproduce musica, una cerca di risolvere la fame nel mondo, e le altre 148 si chiedono perché non abbiamo ancora iniziato quel corso di Excel avanzato.
Ma ecco il colpo di scena che il tuo burnout sta cercando di urlarti: al mondo non frega nulla della tua eccellenza.

L'universo continua a girare anche se non hai ottimizzato la tua routine mattutina. Il sole sorge anche se non hai letto quel saggio fondamentale sulla geopolitica. La Terra non si ferma se oggi hai deciso di essere una persona orizzontale, improduttiva e beatamente inutile.

Il burnout della mente pensante non è un errore di sistema; è il sistema che finalmente collassa sotto il peso di un ego che vuole essere onnipotente. Vogliamo eccellere in tutto per paura di non essere abbastanza in niente. Ma la coscienza non si pulisce con i risultati: si pulisce con il perdono.
Dovremmo imparare l'estasi del fallimento programmato. Guardarsi allo specchio e dirsi: "Oggi farò questa cosa male, la farò in ritardo e, se possibile, non la finirò nemmeno."

Perché alla fine della fiera, nessuno scriverà sulla tua tomba: "Ha sempre risposto alle mail entro cinque minuti e non ha mai saltato il giorno delle gambe in palestra".
E se lo faranno, fidati, sarà un funerale noiosissimo.
Nessuno, sul letto di morte, ha mai sussurrato: "Avrei dovuto ottimizzare meglio il mio profilo LinkedIn nel 2024". Al massimo diremo: "Spero di aver lasciato il forno spento".

La vita è troppo breve per passarla a cercare di essere la versione migliore di se stessi. La versione migliore di te è stancante, beve solo estratti di sedano e non ride mai. La versione peggiore di te, invece, è simpatica, ha sempre una macchia di sugo sulla maglietta e sa che il segreto della felicità è mollare la presa prima che la presa molli te.

a person sitting on a couch with a laptop
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