IL MITO DELLA MOTIVAZIONE

SOCIETÀ & COSTUMEATTUALITÀPAROLE IN LIBERTÀ

ANDREA LORETI

I contenuti motivazionali sui social hanno ormai assunto la forma di una liturgia quotidiana: frasi brevi, grafiche accattivanti e un’illusione costante di profondità. In realtà, più che motivare, anestetizzano. Offrono pillole di entusiasmo immediato che raramente sopravvivono al primo ostacolo reale.

Il problema non è tanto il messaggio in sé che tra l'altro è spesso banale ma innocuo, quanto il contesto in cui viene consumato. La motivazione diventa intrattenimento, scorribile come qualsiasi altro contenuto. Si passa da un “credi in te stesso” a un video di gatti nel giro di due secondi, senza alcuna reale elaborazione. È una forma di gratificazione emotiva rapida, non molto diversa da uno zucchero mentale.

Inoltre, questi contenuti tendono a semplificare eccessivamente la complessità della vita. Trasmettono l’idea che il successo dipenda esclusivamente dall’atteggiamento, ignorando fattori strutturali, fallimenti, contingenze. Il risultato è una retorica quasi colpevolizzante: se non ce la fai, è perché non sei stato abbastanza “motivato”.

C’è anche un certo cinismo industriale dietro questa estetica dell’ispirazione. La motivazione è diventata un prodotto, ottimizzato per engagement più che per autenticità. Più che aiutare le persone, sembra spesso progettata per tenerle agganciate, in una ricerca infinita di una spinta che, paradossalmente, non arriva mai.

Alla fine, questi contenuti funzionano come specchi: riflettono ciò che vorremmo essere, ma raramente ci accompagnano nel percorso per diventarlo. Come tutte le cose ormai è un prodotto, come i ragazzini per sentirsi come il loro calciatore preferito si comprano i stessi scarpini, la motivazione è una forma mentis che ti vendono come se da quel momento con uno schiocco di dita la tua vita cambia radicalmente.

La motivazione nella letteratura

A differenza della narrativa moderna “motivazionale”, la letteratura ha sempre raccontato una verità diversa.

Un esempio potente è Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas.

Edmond Dantès non è un personaggio motivato nel senso moderno del termine.

Non agisce perché si sente ispirato, non aspetta il momento perfetto.

Quello che lo muove è qualcosa di più profondo:

• uno scopo

• una trasformazione interiore

• una direzione chiara

La sua forza non è nella motivazione momentanea, ma nella capacità di restare fedele a un percorso nel tempo.

Non si tratta di entusiasmo è Continuità.

Il problema del nostro tempo

Abbiamo sostituito:

• la disciplina con la motivazione

• la costanza con l’ispirazione

• il processo con il risultato

E questo crea frustrazione.

Perché quando la motivazione cala e succede sempre tutto si blocca.

I media ci hanno propinato la motivazione perché è più smart, è vendibile.

La verità

La motivazione non è inutile è solo sopravvalutata.

È un inizio, non una struttura, una scintilla, non il motore.

Il problema non è cercarla è dipenderne.

person walking in the center of the road
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