Un vero S*****o
PAROLE IN LIBERTÀ
Andrea Loreti
Un vero Str***o.
Ebbene si! lo ammetto, aveva ragione mia madre (e non solo), credo me lo abbia detto 100 volte e come dargli torto da qualche anno lo ammetto candidamente senza prendermela troppo, perché è assolutamente vero, non sono sempre stato cosi capiamoci, da piccolo lo ero ma in una forma primordiale leggera e simpatica ma oggettivamente ci devi essere un pò portato, nella fase attuale lo sono ma questa mia caratteristica si è rafforzata perché giorno dopo giorno davanti a me sono cadute tutte le maschere, tutti i preconcetti , tutte le convenzioni sociali a cui ci hanno sempre abituato.
E' come se a forza di liberarsi giorno dopo giorno di questi teli che ostacolavano e alteravano la vista il mondo e sopra tutto le persone si rivelassero per quello che sono realmente, qualcuno lo chiama cinismo secondo me non è solo quello, comunque dal momento che questo castello di carte cade e la realtà ti si palesa davanti le cose sono due, torni nell'obblio dell'accettazione collettiva dove ti senti al sicuro e accettato assomigliando sempre di più ad una pecora oppure accetti il fatto che non puoi tornare indietro, sarà per fortuna? sarà perché un minimo di intelletto ti è rimasto? sarà perché hai la fortuna di essere curioso e appassionato e questo ti spinge ha divorare libri (sempre pochi) qualche film e gli studi ti sei fatto e continui ha crearti una cultura personale che va oltre i trend di TIK TOK ? capiamoci amo il cazzeggio e l'essere leggeri ma essere lobotomizzati è un'altra storia, quindi ti devi abituare a sentirti fuori luogo quando senti conversazioni vuote e mentre ti annoi mortalmente pensi ma cosa ci faccio qui? oppure se palesemente senti cose false o in malafede è difficile non alzarti e dire al tuo interlocutore che lo reputi un c****one, questo però devo ammettere che crea da una parte una selezione naturale di conoscenti e amici ben precisa ma ti posso assicurare che ti crea più di un problema.
Allora per non fare guerra ogni minuto della tua giornata, buttare il fegato e sprecare fiato con gente che si fa i selfie con la bocca a culo di gallina (se hai passato i 30 dovrebbe costituire la perdita del diritto di voto) pratica concessa solo hai giovani perché quando sei giovane è giusto essere un pò c******i, bisogna trovare il mood giusto per non rovinarti le giornate senza dover buttare alle ortiche il rispetto per la tua intelligenza.
Che attualmente ancora sto affinando perché i miei amici dicono che faccio delle facce di disapprovazione in salsa di disgusto, ma sto migliorando infatti ora ci sarà evidentemente un cambio di tono e tenterò di affrontare l'argomento non come un vero S*****o ma come una persona che sa stare con gli altri, quindi mi metto anch'io la mia maschera e procedo.
Il peso della lucidità
Quando cominci a vedere il mondo senza filtri, ti accorgi che gran parte di ciò che chiamiamo “normalità” è solo una recita collettiva.
Tutti fingono di sapere dove stanno andando, di essere felici, di avere risposte, un concentrato di conformismo che nausea.
Cinismo o sopravvivenza?
A un certo punto capisci che la sensibilità senza difese diventa autodistruttiva.
Allora impari a costruirti una corazza — non di indifferenza, ma di selezione.
Diventi un po’ cinico, sì.
Scegli con più lucidità, tagli ciò che è superfluo, non cerchi più di piacere a tutti.
E qualcuno ti dirà che sei diventato “stronzo”.
Ma tu sai che non è cattiveria: è solo aver capito come gira il mondo e come sono le persone e sopra tutto che da quando hai smesso di chiamare per primo quelle persone non ti hanno più cercato.
Hai smesso di giustificare chi non ascolta, di rincorrere chi non vuole capire, di concedere tempo a chi non lo merita.
Hai smesso di confondere la bontà con la disponibilità infinita.
E, in un certo senso, è la prima vera forma di libertà.
Sentirti un pò fuori posto.
Ti senti inadeguato non perché hai qualcosa in meno, ma perché hai visto qualcosa in più.
Partendo da un dettaglio hai visto dietro la facciata, le dinamiche non dette, le fragilità collettive.
Quindi non ti fai più incantare.
Vivere con questa consapevolezza è terribilmente scomodo , ma anche straordinariamente onesto.
Ti espone, ti isola, ma ti restituisce un senso di verità che non si baratta con niente.
La calma dopo la disillusione
Essere disincantati non significa essere vuoti.
Significa saper scegliere, sapere chi sei, sapere cosa vale davvero la pena di sentire.
Il cinismo, quando è consapevole, non è distruzione è selezione.
Ti insegna a non sprecarti, a dosare la fiducia, a coltivare solo relazioni e situazioni che profumano di autenticità.
E sì, a volte questo ti fa sembrare freddo.
Ma sotto quella freddezza c’è solo la stanchezza di chi ha visto troppo — e la voglia di non mentirsi più.
Arriva la parte difficile.
Essere lucidi ma non aridi, soli ma non distanti, selettivi ma non disumani.
Perché, alla fine, chi vede davvero non può smettere di cercare — anche solo un frammento di verità in mezzo al rumore.
Figuriamoci trovare una persona che vede quello che vedi tu.
Forse è questo il destino di chi è “fuori contesto”:
non adattarsi, ma illuminare, anche solo con la propria presenza consapevole, un piccolo pezzo di buio.